La storia di Thiesi nella memoria popolare. La storia del nome Maria Liberata - Vers. Italiano

La storia di Thiesi nella memoria popolare

La Storia non è composta solo dai fatti raccontati nei libri che, spesso, ricordano comandanti, politici e date: è fatta soprattutto da quella schiera di persone che hanno lasciato di sé la traccia anche solo nel ricordo dei parenti, nella partecipazione ai piccoli-grandi eventi politici ed economici che li hanno visti coinvolti, negli oggetti che hanno costruito, nelle terre che hanno dissodato, nelle parole e nelle poesie che hanno composto, cioè nella cultura che hanno prodotto. Questa sezione si vuol occupare della storia locale e di quanto di essa è rimasto nella memoria collettiva, nei nomi, nelle abitudini e nella mentalità dei thiesini. 

 

La storia del nome “Maria Liberata”

 

La storia del nome “Maria Liberata” comincia al tempo della ribellione contro Don Antonio Manca, Duca dell’Asinara e di Monte Maggiore. Questo nome è stato dato ad una bambina per ricordare quei fatti storici che hanno cambiato, domandoli, i Thiesini.

Correva l’anno 1800,  ricordato come “l’anno dell’attacco”: il 6 di ottobre il paese fu circondato e assalito dalle truppe del Generale Grondona, inviato dal Viceré per difendere i privilegi del feudatario Don Antonio Manca. Al suo comando c’erano un migliaio di soldati tra dragoni e miliziani, ai quali si aggiungevano circa 500 banditi attratti  dalla promessa dell’amnistia e del saccheggio successivo alla occupazione del paese.

Per difendere Thiesi vi erano 500 persone, compresi i familiari dei printzipales e dei proprietari e i dieci preti presenti nel paese: ad essi si erano aggiunti volontari provenienti da Banari, da Bessude e Cheremule per un totale di 825 uomini.

Al comando di questo piccolo esercito c’era Gavino Chighine e i figli di una sua sorella, i fratelli Tanca, e altri su ciascuno dei quali è stato possibile raccogliere informazioni.

Uno di questi nipoti, Antonio Maria, era Parroco di Thiesi e, successivamente, pagò il suo coinvolgimento nella rivolta con una condanna ecclesiastica.

Suo fratello Giovanni Antonio, insieme ad un centinaio di altri uomini, aveva coraggiosamente affrontato e fatto indietreggiare i soldati per due volte, tanto che lo stesso Capitano Grondona,  lanciandosi egli stesso nella mischia, aveva incitato i suoi al grido “Seguitemi! O la vittoria o la morte!”, prima di essere ferito dal colpo dell’archibugio di Mastr’Anghelu Santoru, che uccise il cavallo sotto di lui e ferì inoltre altri due Ufficiali, così come risulta dalla deposizione del Notaio Salvatore Meloni di Mores, presente ai fatti.

Nonostante la strenua difesa, Thiesi venne occupato, punito e saccheggiato: 500 cavalli furono caricati di ogni bene e i comandanti della rivolta pagarono poi con la vita. 

Giovanni Antonio Tanca era uno di questi condannati a morte, ma si diede alla macchia: suo fratello,  il Parroco e teologo Don Antonio Maria, si adoperò affinché la pena capitale fosse commutata in prigionia, poi, poiché suo fratello, diffidando, non lasciava la macchia, propose di riscattare in oro e denaro la sua libertà.  Così, la stessa Autorità che alle famiglie Chighine e Tanca aveva sequestrato pressoché tutto, accettò lo scambio per sete di denaro. Giovanni Antonio si consegnò e le autorità lo legaronosulla macina di pietra che allora si trovava  nella piazza di Sas Rochitas in attesa di ricevere il riscatto: i thiesini contribuirono con denaro o qualche gioiello in  oro, ciascuno secondo le sue possibilità dato il poco che erano riusciti a nascondere ai saccheggiatori.   

Tornato libero, il 1 marzo del 1804 ebbe un’altra figlia: per ricordare la libertà riacquistata e la promessa fatta alla Madonna di Seunis, la chiamò Maria Liberata.

Quello stesso anno, il Duca Don Antonio Manca moriva per indigestione da tordi.

Io ho saputo di questi fatti da Cianeddu Peralta che, a sua volta, quando era ancora un ragazzino, li aveva sentiti da suo padre e poi mi sono stati confermati da Pietro Porqueddu, il fratello di Maria Liberata, la maestra che porta quel nome continuando la tradizione fino ai giorni nostri.

Io poi, per conto mio, ho consultato la ricerca fatta da Andrea Ruda nell’Archivio Parrocchiale di Thiesi: da essa ho estrapolato i dati che seguono.

Giovanni Antonio Tanca era nato a Thiesi dove è stato battezzato il 6 di febbraio del 1761; nel 1785 , il 6 di febbraio, si è sposato con Maria Ruda dalla quale ha avuto 7 figli: Giovanna, Gavina, Giovanni Salvatore, Pietro, Antonio Maria (chiamato così per ricordare un altro bambino del 1797 morto a due anni) e infine Maria Liberata.

Nel marzo del 1924, Giovanni Antonio Tanca fu ricordato da Camillo Bellieni, che venne a Thiesi per fare un comizio elettorale poiché era candidato al parlamento: in quell’occasione, si chiamò “thiesino” in quanto da bambino aveva trascorso lunghi periodi nel paese, ricordò e celebrò gli ideali che avevano animato il paese nelle rivolta contro gli abusi dei feudatari, per sostenere il suo discorso sull’origine ed i principi basilari del Sardismo. 

Giovanni Salvatore Tanca, il maggiore dei figli di Giovanni Antonio, si è sposato con Antonina Santoru e il loro figlio, Antonio Maria Tanca, diventa Teologo e Parroco di Thiesi come il prozio: era temuto e amato dai thiesini ed è colui che porta a termine la costruzione dell’Ospedale e dell’Asilo S. Michele, opera questa iniziata dal Canonico Serra.

Ma questa è un’altra storia!

 TONINO SOTGIU