La torre prigione del palazzo baronale

Il piccolo complesso torre-prigione, visibile in Piazza Caduti in Guerra a Thiesi, è ciò che rimane dell’antico palazzo baronale - di cui residuano solamente alcuni elementi delle fondazioni, che sorgeva dove ora si trova il municipio del paese. L’edificio odierno, solido e austero, è sicuramente frutto di numerose manipolazioni avvenute in varie epoche, ma nonostante tutto mantiene ancora intatto il suo impianto principale recentemente restaurato.

La sua storia ha inizio con molta probabilità nella seconda metà del XV secolo, quando, in seguito alla conquista dell’Isola da parte degli Aragona, il territorio di Thiesi, allora noto come Marchesato di Montemaggiore, composto dai comuni di Thiesi, Bessude e Cheremule, venne dato in feudo ai fratelli Manca, dalla cui famiglia sarà gestito, con diversi passaggi, sino al riscatto del XIX secolo.
Ai tempi il piccolo villaggio di Thiesi, sorto alle spalle dell’antica parrocchiale di Santa Maria Hostana (ora distrutta), occupava solamente una porzione dell’attuale centro storico, il quartiere di “Sas Rochitas”.



I Manca costruirono la nuova parrocchiale di Santa Vittoria a nord, e la casa ducale a sud, controllando di fatto tutto il centro abitato. La residenza, fortificata naturalmente da alte pareti di roccia a strapiombo, occupava una parte dell’attuale edificio comunale, mentre la piazza antistante doveva essere molto più ampia. A protezione del lato orientale fu costruita la torre, funzionale per il presidio sull’unico ingresso al paese che avveniva percorrendo la ripida scalinata che, dalla chiesetta di San Giovanni, portava ai piedi di una sorgente posta nello slargo di via Matteotti, nota come “Su Putu de Mesu ‘Idda” (il pozzo del centro del paese).
È questa quindi l’ipotesi più accreditata sulle motivazioni che hanno indotto i Manca a costruire la robusta e importante torre, ovvero il controllo dell’ingresso principale del paese e, dal terrazzo, dei punti di transito verso Romana, Villanova Monteleone, Ittiri, Alghero, nella valle sottostante, e verso Bessude, Siligo, Banari e Sassari, nella piana del Rio ‘Etori.
Lo scavo archeologico effettuato all’interno di alcuni ambienti della torre-prigione ha fatto emergere un piano inclinato di accesso alla porta della segreta e tracce murarie non ben definite che si potrebbero identificare meglio con la prosecuzione degli scavi all’esterno del complesso. Queste tracce murarie sono certamente antecedenti all’erezione della torre per cui farebbero pensare a un più antico insediamento di controllo dell’accesso al paese, forse di epoca romana.
Nel XVII secolo, quando, anche a Thiesi, arrivarono le nuove idee urbanistiche rinascimentali, il paese si estese aprendo vie regolari e abbastanza lineari e nuovi accessi al centro abitato, per cui, probabilmente, la torre iniziò a perdere la primitiva e principale funzione: non è quindi improbabile una trasformazione in luogo di detenzione riferibile a questi tempi.
Fu allora, forse, che per motivi non ancora individuati, furono annessi alcuni ambienti nella parte anteriore che coprirono un’antica rampa di accesso alla porta del seminterrato. Di questi ampliamenti si conserva solo un ambiente voltato a botte corrispondente all’attuale cella femminile; degli altri è visibile la base perimetrale, alta circa un metro, sulla quale è stato adagiato un nuovo e più sottile muro elevato per costruire un unico e ampio locale. Nei primi decenni del XIX secolo, lo Stato Sabaudo istituisce nel paese la Pretura Mandamentale con l’annessa Prigione zonale. Anche in questa occasione il complesso fu sottoposto ad alcune modifiche strutturali di adeguamento alla funzione di carcere di massima sicurezza con l’annessione dell’ abitazione del guardiano e l’erezione dell’alto muro di cinta.



Oggi non abbiamo elementi per capire perché la popolazione durante la rivolta contro il duca abbia incendiato e demolito il palazzo feudale risparmiando la torre, simbolo forte dell’oppressione se, come si suppone, fosse stata già adibita a locale di detenzione. Una spiegazione potrebbe trovarsi nell’ipotesi che la stessa torre-prigione sia stata usata dai rivoltosi per rinchiudervi i servi e i funzionari ducali catturati durante la sommossa. Nell’architrave della porta, che dal cortile comunica con il soggiorno, si trova inciso un decoro ad arco inflesso (più comunemente detto “fiammella catalana”) e la data 1793, riferibile ad una probabile ristrutturazione dell’edificio.

Testo di Pier Paolo Soro.